Kublay: - Forse questo nostro dialogo si sta svolgendo tra due straccioni soppranominati Kublay Kan e Marco Polo, che stanno rovistando in uno scarico di spazzatura, ammucchiando rottami arruginiti, brandelli di stoffa, cartaccia, e ubriachi per pochi sorsi di cattivo vino vedono intorno a loro splendere tutti i tesori d’Oriente.
Polo: - Forse del mondo è rimasto un terreno vago ricoperto da immondezzai, e il giardino pensile della reggia del Gran Kan. Sono le nostre palpebre che li separano, ma non si sa quale è dentro e quale è fuori.
da Le città invisibili, di Italo Calvino.
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